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La signora Cane non era simpatica per un cazzo, diciamolo… anzi. Proprio per quel suo ghigno si era guadagnata questo nomignolo. Era rimasta vedova da pochi anni. Il suo, non più giovanissimo, figlio si era sposato con una, non più giovanissima, fanciulla. Ricordo ancora la signora cane quando mi raccontò del matrimonio del suo figliolo e mi disse sul pianerottolo “se ne va..” e io gli chiesi” quanti anni ha? E’ giovane … “ e lei mi rispose tra le lacrime “… 40” e io mentre mi riprendevo dallo shock (il ragazzo dimostrava meno, sapete, quei tipi ai quali non si riesce a dare un’età, con il giubbottino leggero beige sulle spalle,  ma con la faccina da bambino) le dissi …”si, ma vedrà,  poi verrà a trovarla..” e lei tra i singhiozzi mi disse che aveva comprato casa tre palazzi prima…
La signora Cane aveva un giardino che curava con amore. Un abete, le ortensie, le rose e tanti altri fiori che non conosco. La casetta degli attrezzi e il filo per stendere le lenzuola. La ghiaietta e i sassolini per definire la zona dove camminava. Un piccolo giardino tra i palazzi. Alla sera, al buio si sentivano i suoi passi sulla ghiaia, quando andava ad innaffiare e curare le sue piante. Scacciava i gatti, perché non le bruciassero le piante (e un po’ mi stava sul culo per questo, però il suo giardino lo amava). E a Natale metteva le luci sull’abete. A me piaceva guardare il suo giardino dalla finestra della mia cucina: seduta al tavolo mi abbassavo, per non vedere nel riquadro della finestra il palazzo sopra, e così mi pareva di stare in campagna. La signora Cane tagliava le foglie di alcune piante, quelle più resistenti che non avevano bisogno di molta luce per vivere, e le metteva in un vaso, sul ballatoio. E le cambiava spesso. E a natale aggiungeva qualche fiocco rosso anche se di solito orrendo. La signora Cane mi ritirava le raccomandate e quando la mia porta era impolverata, mi passava lo straccio e poi mi diceva “… già che c’ero”.
Beh, la signora cane l’anno scorso è morta. E il figlio ha venduto la sua casa nel tempo che Superman ci mette a cambiarsi d’abito. E adesso sono arrivati i nuovi proprietari.
E ora dalla finestra della mia cucina vedo un armadio di plastica buttato lì. Un triciclo viola. Un tavolo ripiegato chiuso nel cellophane.
Le ortensie sono tutte morte e stamattina ho visto che hanno tagliato tutte le piante secche.
E mi è tornato alla mente un libro che ho letto un mese fa circa “Domani nella battaglia pensa a me” di Javier Marias, dove si racconta della morte. La morte improvvisa. La morte ridicola. E tutte le cose di chi non c’è più. Non le cose preziose. Ma le cose che si amano nella vita e che ci rappresentano. Immagino le cose della signora Cane. I suoi occhiali da vista, la sua collana, il suo cesto da cucito, le sue ricette scritte, le sue patine per casa, la sua borsetta buona. Mi auguro che la signora cane ovunque sia, abbia portato con se il suo annaffiatoio.
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