Cazzo Papa’, oggi se tu fossi qui festeggeresti i tuoi 80 anni. Sono sicura che come torta avresti scelto quel tremendo tronchetto ricoperto con le scaglie di cioccolato. Papa’, te lo devo proprio dire: era una vera schifezza. Lo so, a te piaceva tanto e lo compravi tutte le domeniche. Sai, mi vengono in mente i tuoi gesti e soprattutto quelli della domenica. Tu lavoravi in porto e non avevi mai la vera o l’orologio, dicevi per sicurezza, e avevi ragione: restare attaccato da qualche parte per colpa di un anello non era serio. Ma la domenica, si’. Ti vedo appena vestito, con la camicia e il tuo maglione, quello “bello” che ti avevamo regalato per Natale la mamma ed io. Quanto ti piaceva quel maglione, ne andavi proprio fiero. Eccoti davanti al como’ della camera da letto che ti infili la vera e ti metti l’orologio. E poi esci a comprare il giornale e il terribile tronchetto in via Tortosa. Poi un passo dalla latteria in Via Fereggiano a parlare del Genoa, anzi a urlare del Genoa. E oggi poi che e’ il giorno del tuo compleanno, una vera festa, perche’ sei nato il giorno piu’ bello dell’anno, quello che io ho sempre aspettato come il Natale. E io oggi avrei fatto i ravioli col “tucco”. E la mamma la cima. E ti avrei cantato “Maledetta primaveraaaaaaaaa”, e tu come al solito mi avresti detto quanto sono scema e ti avrei ripetuto che ti era andata bene a nascere maschio che altrimenti ti avrebbero chiamato Margherita e tu avresti fatto finta di darmi un sberletta che io avrei schivato. Tu, che volevi far credere a tutti di essere un gran duro, cazziavi sempre tutti, ma quanto li facevi ridere. E quanto ti facevano ridere i miei amici. Se riuscivano a sopravvivere al primo incontro, tornavano perche’ con te c’era proprio da divertirsi. Eh si’, te ne sei andato un po’ troppo presto. Ma io ti sento lo sai. E ti vedo. Via quelle dita dal cioccolato, non e’ ancora l’ora della torta.

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