Alzi la mano chi di voi non ha – almeno una volta nella sua vita, in un prato – succhiato uno di questi fiori.
Per chi non lo sapesse si chiama fiore di trifoglio (e non erba medica o erba spagna come avevo scritto io su indicazioni di f.). *
E il fiore in pastella e fritto come i fiori di zucchino è una squisitezza.
Non so se esista come ricetta, ma il 25 aprile f. li ha raccolti e la sera assieme alla frittata di ortica li abbiamo provati.
Ve lo giuro: un’esperienza mistica.
(*) fiore di campo – Danilo Amerio
* io l’ho sempre mangiato, senza chiamarlo, che tanto non veniva anche se lo chiamavo, è f. che mi ha venduto la notizia sbagliata…. (gli ho appena telefonato per mandarlo a fare in culo, ma aveva già verificato per conto suo, senza dirmelo, “mi hai fatto fare una figura di merda” gli ho detto” “e vabbè… hai corretto?” mi ha risposto.)
Ingredienti per il ripieno:
carciofi,
uova,
ricotta,
sale fino,
maggiorana,
noce moscata,
parmigiano reggiano,
aglio
olio extravergine
Ingredienti per la sfoglia (pasta povera)
farina,
acqua
sale fino,
vino bianco,
olio extravergine,
sale grosso (da mettere sopra alla fine)
Io con le dosi vado ad occhio, quindi ve la racconto come la faccio per me, questa la mangiamo in due, due volte. (Se andaste al ristorante, anche il più fico, sarebbero 8 fette, e sicuramente la torta sarebbe meno buona della mia).
Parto dal fatto che non abbiate mai fatto una torta di carciofi (soprattutto come la faccio io).
Lavate e pulite 3 carciofi (togliete le punte abbondanti, tenete i gambi solo se sono belli). Dopo aver tagliato i carciofi in 4 spicchi, li mondate della barba e li tagliate a fette. Da ogni quarto di spicchio, almeno 4 fette. I gambi, solo l’interno, tagliarli a rotelle. Mentre tagliate, mettete tutto in una terrina con acqua e limone (che diventano subito neri e fanno cagare a vedersi). Col limone poi vi pulite le dita, che anche quelle conciate così nere, fanno cagare a vedersi. Togliete i carciofi dalla terrina, e dopo averli sciacquati, li mettete a bollire in acqua e sale.
Nel frattempo nella terrina che avete recuperato (non siete cuochi e non potete permettervi di riempire il lavandino, che poi sono tutti cazzi vostri…che già alla fine, avrete i capelli dritti in testa) sbattete tre uova intere (ricordandovi di tenere da parte un poco di bianco d’uovo in una tazza…e sì, la tazza la dovete prendere) sale, maggiorana, noce moscata, parmigiano reggiano (non fate i polli, non metteteci il padano che fa cagare), aglio, e 2 etti di ricotta.
Date una bella rimestata e lasciate lì (se non avete cane e gatto che non si fanno mai i cazzi loro, altrimenti mettetelo al riparo dove volete, io non so mai dove metterlo e lascio f. di guardia). Tirate su i carciofi (che non avrete fatto cuocere due ore e un quarto, ma il tempo che basta a farli diventare morbidi ) e passateli in una padella con un goccio d’olio (anche qui non fate il braccino corto, e mettete quello buono extravergine che ci guadagnate in salute e buonezza) e uno spicchio d’aglio. Poi l’aglio lo buttate che nel ripieno lo avete già messo.
Ho detto passateli, che vuol dire una passatina veloce per insaporirli e togliere l’acqua della bollitura.
Li togliete dal fuoco, li fate raffreddare un poco e poi li mettete nell’impasto e ve li dimenticate.
Prendete un’altra terrina e mettete farina, un pizzico di sale, un cucchiaio d’olio, un goccio di vino bianco e una mezza tazza d’acqua (con le dosi di farina e acqua andate ad occhio, aggiungendo caso mai acqua poco alla volta). Impastate con la forchetta, tenendo alla mano la farina, (che quando passate a impastare con le mani vi incazzate che vi si attacca tutto, vi mettete a bestemmiare e la madonna non vuole). Quando avete fatto una bella palla la dividete a metà (non meravigliatevi dell’impasto: l’acqua e la farina reagiscono così, non è magia)
Adesso non cominciate a dire che non avete la tavola di legno per stendere la pasta che tanto non serve.
Prendete un po’ di carta forno e la mettete sul tavolo. Per tenerla giù usate una bottiglia da una parte e il vostro fidanzato/marito/amante/compagno dall’altra parte. (Non ci si deve stendere, deve solo tenerla con una mano, mentre si sta facendo i cazzi suoi, tipo fumare una sigaretta, mangiare le olive, guardare la partita di coppa.) Prendete la metà della palla, la posate sulla carta forno, le date una bella manata sopra, (vedrete che prende già la forma tonda), quindi la tirate con un piccolo matterello, dopo averla impastata per poco tempo (non dovendo lievitare ci vuole proprio poco) e la tirate (quello sì con un poco di pazienza che deve diventare sottile).
Quando è della dimensione che volete, la spostate assieme alla carta forno nel vostro testo.
E la lasciate lì.
A questo punto il vostro fidanzato/marito/amante/compagno potrebbe cominciare a perdere la pazienza, perché gli avete chiesto di:
dare un’occhiata alla terrina del ripieno;
dare un’occhiata al testo con la sfoglia;
tenere la mano sulla carta.
Alla prima ignoratelo.
Alla seconda, gli dite che mica tutte preparano da mangiare come voi, cosa avrebbe preferito una torta pronta della Buitoni? (non pronunciate la parola rosticceria che potrebbe rispondere di sì).
Alla terza, mandatelo a fare in culo (ma non prima che vi abbia aiutato a tenere ferma la carta per stendere la seconda sfoglia che vi serve come copertura, allo stesso modo della prima).
Quando avrete finito di stendere la seconda sfoglia, recuperate il testo con la prima sfoglia stesa (se non lo avete mandato a fare in culo, potete chiedere a lui se gentilmente vi passa il testo e la terrina con il ripieno), versate il ripieno sulla prima sfoglia, coprite con la seconda, chiudete le due sfoglie aiutandovi, prima con le mani e poi sigillate con il matterello sul bordo del testo.
La pasta in eccesso la togliete, e la potrete usare per fare degli involtini primavera se non avete proprio un cazzo da fare quella sera; tirarla al gatto, perché ci giochi un po’; buttarla via. Quando la vostra torta sarà coperta piegate un poco i bordi all’interno, recuperato il bianco dell’uovo e spennellate la superficie (i pennelli di silicone sono efficacissimi, anche se f. tutte le volte che lo tiro fuori dice che gli fa schifo), mettete qualche grano di sale grosso sulla superficie e infornate a fuoco non altissimo, per mezz’oretta.
AGGIORNAMENTO: volendo, si può anche mettere un uovo crudo intero, prima della seconda sfoglia, e uno strato di prescinseua.
PENSIERO NATALIZIO: perché invece di farsi mettere incinta dallo spirito santo e creare tutto sto clamore – che ancora siamo qui a fracassarci i coglioni dopo 2000 e passa anni – lei e giuseppe non si sono adottati un bell’extracomunitario come fanno tutti?
zc: mi spieghi cosa stai facendo?
f. : una casetta.
zc: ma quanto ci metti?
f. : se era fontina avevo già finito, ma è montasio, è più difficile…
Sostiene f. che questo blog sia molto elegante, ma sostiene pure che quello di prima fosse molto più bello.
Sostiene f. che la mia scrittura all’inizio fosse molto più immediata, meno studiata e questo, tradotto, significa che quello che scrivo adesso, fa cagare.
Sono molto depressa.
Ieri sera sono stata alla Feltrinelli a sentire Carofiglio che a detta sua, non avrebbe presentato il suo ultimo libro Il silenzio dell’onda, invece lo ha fatto.
Ha letto alcune pagine tagliate dall’ultimo libro, ha fatto il culo per un’ora a chi fa il piacione, e ha fatto il piacione per un’ora.
Il pubblico era rigorosamente femminile, formato per la maggior parte da babbione (tra le quali metto me stessa e le mie amichette).
Per la precisione, babbione e borghesi (nessun rischio di rientrare in questa ultima categoria).